Da anni assistiamo ad un acceso dibattito tra i sostenitori di due distinte fazioni: delle coltivazioni energetiche e delle coltivazioni alimentari. Ma quale delle due posizioni è sostenibile?
La risposta è semplice: nessuna ed entrambe, in quanto la sostenibilità di un determinato progetto, alimentare o energetico che sia, dipende dalle condizioni al contorno.
In altre parole, in certe condizioni la coltivazione di specie alimentari non è sostenibile, mentre potrebbe esserlo per quella di biomasse ad uso energetico, e viceversa.
Una costante in tutti i dibattiti sull’argomento è che entrambe le posizioni dimenticano che la società umana non si sviluppa con solo energia o solo alimenti: sono inoltre necessari i legnami da costruzione e da arredamento, fibra tessile, carta (anche igienica!) superfici boschive permanenti per la salvaguardIa della biodiversità e, perché no?, anche le carbonelle per la grigliata del fine settimana.
Consideriamo ad esempio la coltivazione di tabacco: la produzione di questa pianta è pari a 7,1 M ton/anno (dati Fao, 2010, tratti da http://en.wikipedia.org/wiki/Cultivation_of_tobacco) quindi il suo consumo genera 13 M ton di CO2/anno immesse nell'atmosfera, alle quali dobbiamo aggiungere lo scempio di 857 milioni di alberi tagliati ogni anno, solo per produrre la carta e le scatole delle sigarette, e la sottrazione di terreno e di risorse idriche alla produzione alimentare nei principali Paesi produttori (nei quali però una fetta consistente della popolazione soffre di malnutrizione).
Nonostante tutti gli scempi etici e ambientali citati, non si sono mai visti comitati cittadini che chiedano il divieto di commercializzazione del tabacco.
Ricordando la saggezza del Buddha, “La retta via sta nel mezzo”, è possibile ipotizzare un ciclo sostenibile di produzione sinergica di biomasse alimentari ed energetiche.
Negli Usa, l'Environmental defense fund (Edf) ha premiato un'idea basata sull'impiego, con qualche modifica, di una tecnica di coltivazione diffusa in quel Paese da quasi un secolo: il drenaggio controllato delle acque piovane con irrigazione subsuperficiale. È risaputo che le piante soffrono lo stress idrico sia per difetto che per eccesso di acqua. Il drenaggio controllato del terreno viene attuato interrando a certa profondità dei tubi traforati o di materiale poroso. I suddetti tubi convergono in uno o più collettori, i cui scarichi sono regolati da sifoni o valvole regolabili in funzione dell'altezza desiderata della falda, la quale dipende dalla profondità delle radici delle piante coltivate.
In questo modo, si trattiene acqua nei pori del suolo durante i mesi di pioggia, mantenendo il pelo d'acqua alla profondità giusta per non soffocare le radici quando piove troppo e risparmiando energia e risorse idriche nei periodi di secca, perché, durante gli stessi, l'acqua irrigua viene pompata attraverso i tubi interrati e arriva alle radici per la capillarità del suolo, senza evaporare.
Si riscontra che i sistemi con drenaggio e irrigazione subsuperficiale, oltre ad essere idricamente più efficienti, aumentano la resa delle colture, in media di un 10%.
Il punto debole della tecnica descritta è dato dalle piogge eccessive, poiché assieme all'acqua tracimano i nutrienti (tipicamente nitrati e fosfati), che vanno a finire nei canali di scolo e, in ultima istanza, nei fiumi, laghi e mari, dove possono provocare fenomeni di eutrofizzazione.
La soluzione a questo problema, ora in prova dall'Edf, è semplice: poiché la produttività di un terreno agricolo dotato di sistema di drenaggio e di irrigazione subsuperficiale aumenta del 10% rispetto a quella del terreno coltivato in modo tradizionale, se si destina il 10% dello stesso terreno alla coltivazione di qualche specie con elevata capacità di assorbimento dell'acqua e dei nutrienti, la resa finale del campo non ne risentirà (e l'agricoltore avrà anche risparmiato 10% del costo abituale di aratura, semina e raccolta).
Questa specie esiste: si tratta del bambù gigante (Phillostachys pubescens), il quale è capace di assorbire oltre 1000 kg di N/ha e oltre 1500 mm di precipitazioni, in un anno.
Da prove realizzate in Cina in un bosco di bambù, la quantità d’acqua accumulata nelle canne durante un temporale è risultata compresa fra 1,3 ed 1,4 volte il peso delle canne prima dell’evento piovoso, quasi come una spugna.
Il bambù gigante produce fino a 100 ha di biomassa per ha/anno, la quale si può utilizzare per diversi scopi industriali, mentre gli scarti da essa derivati possono essere impiegati per scopi energetici.
Se attuata razionalmente nel modo anzidetto, la coltivazione sinergica di specie alimentari e bambù comporterà i seguenti benefici all'agricoltore, alla società ed all'ambiente:
Risparmio di energia e fertilizzanti per coltivare solo il 90% con la coltura alimentare, senza diminuzione della resa di quest'ultima rispetto al metodo tradizionale.
Riduzione del consumo di acqua irrigua ed energia di pompaggio durante i periodi di scarse piogge.
Produzione addizionale di biomassa di bambù a scopo industriale e/o energetico.
Intercettazione dell'eccesso d'acqua piovana e dei nutrienti prima che questi raggiungano i corpi idrici, con conseguente effetto di mitigazione degli alluvioni ed eutrofizzazione.
Effetto protettivo per le colture tradizionali perché le canne, se coltivate a modo di cinturone sul perimetro del campo, frenano i venti.
Riduzione dell'erosione del terreno arato causata dalle piogge.
Se attuata in modo massivo, la presenza dei cinturoni di bambù attorno alle superfici arate e coltivate costituirà dei corridoi per gli spostamenti della microfauna fra le zone boschive, soggette oggi al fenomeno di “isolamento”, che ne determina la loro graduale ed inesorabile perdita di biodiversità.
La produzione di biomassa di P. pubescens richiede solo un investimento iniziale, a partire dal 4º anno diventa un reddito continuo addizionale per il coltivatore. Comparato con altre coltivazioni tradizionali, come ad esempio il pioppo, che ne richiede 10 anni, e comunque un costo ricorrente di piantumazione, il bambù diventa concretamente molto più redditizio.
La qualità industriale della biomassa di P. pubescens è di gran lunga superiore a quella del pioppo, i vimini, il salice e altre piante che tipicamente si coltivano lungo i fossati di scolo.
Nel caso di terreni coltivabili vicini a strade con molto traffico, la presenza del bambù attorno alla coltivazione tradizionale costituisce una barriera alla deposizione di metalli pesanti ed altri inquinanti.
Gli unici veri ostacoli alla realizzazione di una piccola rivoluzione, capace di rendere sostenibile il mondo agricolo e quello energetico allo stesso tempo, sono l’inerzia delle consuetudini e la resistenza alle nuove idee.
http://agronotizie.imagelinenetwork.com/bio-energie-rinnovabili/2014/02/03/colture-sinergiche-per-produzione-alimentare-e-da-biomassa/36510
bambù Gigante - Coltivare il Bamboo gigante
Bambù Gigante: Tutto sulla coltivazione del bambù gigante, la pianta che è il miglior investimento in Italia.
martedì 17 maggio 2016
Bambù: Usi del legno di bamboo
Il bambù si è meritato l'epiteto di "acciaio vegetale", grazie alla straordinaria resistenza meccanica sia alla compressione che alla trazione.
Il bambù ha un legno cavo ma anche leggero e resistente, perciò viene impiegato da secoli per gli usi più diversi.
Esso, come narra Marco Polo nel suo Milione, veniva impiegato nel Duecento in Cina per ottenere delle robuste corde per tirare in secca le navi. Queste stesse funi sono state anche utilizzate per la costruzione di ponti sospesi, il più longevo dei quali ha collegato per oltre 1700 anni (fino al 2008) le sponde del fiume Min. Sempre nel paese estremo orientale i tronchi di bambù sono stati usati per costruire tubature di irrigazione per i campi di riso, le più estese delle quali coprivano un'area di 5300 km² nella provincia Sichuan. Altre tubazioni dello stesso materiale sarebbero state utilizzate per la distribuzione del gas naturale dai giacimenti fino ai villaggi. Sempre nella provincia del Sichuan si è usato il legno di bambù per costruire abitazioni le quali hanno una notevole resistenza alle sollecitazioni dei terremoti, come dimostrato nel 1991, quando 20 case non riportarono significativi danni.
Applicazioni diverse si possono anche incontrare nella creazione di armi, trappole (molto utilizzate dai vietcong durante la guerra del Vietnam, vele (ottenute da stuoie di bambù), carta (tramite la riduzione in piccoli pezzi delle canne, la loro cottura e la successiva pressatura della poltiglia ottenuta per realizzare fogli compatti), tessuti, telai per biciclette, farmaci e filtri per aria e acqua.
In ambito alimentare, i germogli della pianta sono stati utilizzati come alimento e dalle foglie si sono ottenute delle particolari bevande alcoliche. Le canne sono oggi utilizzate in Cina per la fermentazione del vino.
La specie Pseudosasa amabilis, originaria della regione del Guandond nella Cina meridionale, è utilizzata in tutto il mondo per la costruzione delle canne per la pesca a mosca.
La specie Phyllostachys bambusoides (o bambù gigante da costruzione) è utilizzata in mille modi diversi, fra cui la costruzione di strumenti musicali, come flauti shakuachi o didgeridoo, o per la costruzione di archi giapponesi nella disciplina del Keudo.
In ambito artistico, l'afghano Massoud Hassani ha utilizzato il bambù per realizzare l'opera Mine Kafon esposta al Moma di New York. L'ispirazione dell'opera venne all'artista ripensando ai piccoli oggetti che costruiva a Kabul da bambino con il Bambù. Capitava irrimediabilmente che il vento trasportasse questi piccoli giocattoli sui campi minati. Tornato molto tempo dopo nel suo luogo di origine, gli venne in mente di costruire versioni 20 volte più grandi di quei giochi, in modo tale che pesando di più ma conservando la leggerezza potessero sminare in maniera economica le zone minate che ancora oggi sono presenti nel paese. L'opera è una reinterpretazione artistica di questa soluzione.
Il bambù ha un legno cavo ma anche leggero e resistente, perciò viene impiegato da secoli per gli usi più diversi.
Esso, come narra Marco Polo nel suo Milione, veniva impiegato nel Duecento in Cina per ottenere delle robuste corde per tirare in secca le navi. Queste stesse funi sono state anche utilizzate per la costruzione di ponti sospesi, il più longevo dei quali ha collegato per oltre 1700 anni (fino al 2008) le sponde del fiume Min. Sempre nel paese estremo orientale i tronchi di bambù sono stati usati per costruire tubature di irrigazione per i campi di riso, le più estese delle quali coprivano un'area di 5300 km² nella provincia Sichuan. Altre tubazioni dello stesso materiale sarebbero state utilizzate per la distribuzione del gas naturale dai giacimenti fino ai villaggi. Sempre nella provincia del Sichuan si è usato il legno di bambù per costruire abitazioni le quali hanno una notevole resistenza alle sollecitazioni dei terremoti, come dimostrato nel 1991, quando 20 case non riportarono significativi danni.
Applicazioni diverse si possono anche incontrare nella creazione di armi, trappole (molto utilizzate dai vietcong durante la guerra del Vietnam, vele (ottenute da stuoie di bambù), carta (tramite la riduzione in piccoli pezzi delle canne, la loro cottura e la successiva pressatura della poltiglia ottenuta per realizzare fogli compatti), tessuti, telai per biciclette, farmaci e filtri per aria e acqua.
In ambito alimentare, i germogli della pianta sono stati utilizzati come alimento e dalle foglie si sono ottenute delle particolari bevande alcoliche. Le canne sono oggi utilizzate in Cina per la fermentazione del vino.
La specie Pseudosasa amabilis, originaria della regione del Guandond nella Cina meridionale, è utilizzata in tutto il mondo per la costruzione delle canne per la pesca a mosca.
La specie Phyllostachys bambusoides (o bambù gigante da costruzione) è utilizzata in mille modi diversi, fra cui la costruzione di strumenti musicali, come flauti shakuachi o didgeridoo, o per la costruzione di archi giapponesi nella disciplina del Keudo.
In ambito artistico, l'afghano Massoud Hassani ha utilizzato il bambù per realizzare l'opera Mine Kafon esposta al Moma di New York. L'ispirazione dell'opera venne all'artista ripensando ai piccoli oggetti che costruiva a Kabul da bambino con il Bambù. Capitava irrimediabilmente che il vento trasportasse questi piccoli giocattoli sui campi minati. Tornato molto tempo dopo nel suo luogo di origine, gli venne in mente di costruire versioni 20 volte più grandi di quei giochi, in modo tale che pesando di più ma conservando la leggerezza potessero sminare in maniera economica le zone minate che ancora oggi sono presenti nel paese. L'opera è una reinterpretazione artistica di questa soluzione.
Bambù gigante coltivazione
Molti bambù sono popolari come piante da giardino. Nella coltivazione, necessitano di cure per contenere il loro comportamento invasivo. Si propagano principalmente attraverso le radici e/o rizomi, i quali possono propagarsi sotto terra e lanciare nuovi culmi che spuntano in superficie. Vi sono due modi per la propagazione dei bambù giganti: monopodiali e simpodiali. Le specie di bambù monopodiali hanno una propagazione sotterranea lenta; nelle specie di bambù sinopodiali, invece, si riscontra un'alta variabilità; ciò è riferibile ad entrambe le specie in riferimento alle condizioni di suolo e di clima.
Alcune possono emettere ricacci per la lunghezza di svariati metri all'anno, mentre altre possono restare nella medesima area per lunghi periodi. Se trascurate, negli anni possono diventare invasive e causare problemi colonizzando aree adiacenti a villaggi, paesi o coltivazioni.
Una volta stabilitosi come cespo, è difficile rimuovere completamente il bambù gigante senza estirpare l'intera rete di rizomi sotterranei. Se il bambù deve essere rimosso, un'alternativa allo scavo può essere il taglio raso delle canne e il taglio successivo e ripetuto dei nuovi getti appena escono dal terreno, fino a che il sistema radicale non esaurisca la sua riserva di energia e muoia. Se si permette alle foglie di compiere la fotosintesi, il bambù sopravviverà e continuerà a propagarsi.
Bambù giganti dell'Ecuador
Esistono due principali metodi per prevenire la propagazione dei nuovi getti di bambù nelle aree adiacenti l'impianto. Il primo sistema è la bordatura o rimozione di ogni rizoma che sfugga ai confini dell'area destinata alla coltivazione di bambù gigante. Gli attrezzi normalmente utilizzati sono uncini, vanghe e zappe. I rizomi si trovano generalmente in prossimità della superficie (sotto uno strato sottile di terreno), così che se la potatura dei rizomi viene eseguita due volte l'anno, interesserà la maggior parte, se non tutti, i nuovi ricacci. Alcune varietà possono avere percorsi più profondi (oltre la tipica profondità della vanga). Queste sono più difficili da controllare, e necessiteranno di tagli più profondi. Una manutenzione frequente rivelerà le principali direttrici di crescita e la disposizione del sistema radicale. Una volta tagliati, i rizomi devono essere rimossi. L'emergenza di un getto di bambù all'esterno dell'area dopo la bordatura, indica la precisa posizione di un rizoma non localizzato in precedenza. Le radici fibrose che si irradiano dal rizoma non generano ulteriori getti, quindi possono essere lasciate nel terreno.
Il secondo metodo implica il contenimento con una barriera fisica. Il cemento e il polietilene ad alta densità in speciali rotoli sono i materiali più comuni. Questi vengono piazzati in un fossato profondo 60–90 cm (2-3 piedi) attorno all'impianto, con un angolo aperto verso l'alto in modo da direzionare la crescita dei rizomi verso la superficie del terreno. I rizomi più forti e gli attrezzi possono forare le barriere in plastica piuttosto facilmente, quindi occorre lavorare con particolare attenzione. Il bambù cresciuto all'interno di tali barriere è molto più difficile da espiantare rispetto agli impianti cresciuti in libertà. Le barriere e la bordatura non sono necessari per bambù cresciuti a macchia. Le macchie di bambù possono essere eradicate se si espandono eccessivamente.
Alcune possono emettere ricacci per la lunghezza di svariati metri all'anno, mentre altre possono restare nella medesima area per lunghi periodi. Se trascurate, negli anni possono diventare invasive e causare problemi colonizzando aree adiacenti a villaggi, paesi o coltivazioni.
Una volta stabilitosi come cespo, è difficile rimuovere completamente il bambù gigante senza estirpare l'intera rete di rizomi sotterranei. Se il bambù deve essere rimosso, un'alternativa allo scavo può essere il taglio raso delle canne e il taglio successivo e ripetuto dei nuovi getti appena escono dal terreno, fino a che il sistema radicale non esaurisca la sua riserva di energia e muoia. Se si permette alle foglie di compiere la fotosintesi, il bambù sopravviverà e continuerà a propagarsi.
Bambù giganti dell'Ecuador
Esistono due principali metodi per prevenire la propagazione dei nuovi getti di bambù nelle aree adiacenti l'impianto. Il primo sistema è la bordatura o rimozione di ogni rizoma che sfugga ai confini dell'area destinata alla coltivazione di bambù gigante. Gli attrezzi normalmente utilizzati sono uncini, vanghe e zappe. I rizomi si trovano generalmente in prossimità della superficie (sotto uno strato sottile di terreno), così che se la potatura dei rizomi viene eseguita due volte l'anno, interesserà la maggior parte, se non tutti, i nuovi ricacci. Alcune varietà possono avere percorsi più profondi (oltre la tipica profondità della vanga). Queste sono più difficili da controllare, e necessiteranno di tagli più profondi. Una manutenzione frequente rivelerà le principali direttrici di crescita e la disposizione del sistema radicale. Una volta tagliati, i rizomi devono essere rimossi. L'emergenza di un getto di bambù all'esterno dell'area dopo la bordatura, indica la precisa posizione di un rizoma non localizzato in precedenza. Le radici fibrose che si irradiano dal rizoma non generano ulteriori getti, quindi possono essere lasciate nel terreno.
Il secondo metodo implica il contenimento con una barriera fisica. Il cemento e il polietilene ad alta densità in speciali rotoli sono i materiali più comuni. Questi vengono piazzati in un fossato profondo 60–90 cm (2-3 piedi) attorno all'impianto, con un angolo aperto verso l'alto in modo da direzionare la crescita dei rizomi verso la superficie del terreno. I rizomi più forti e gli attrezzi possono forare le barriere in plastica piuttosto facilmente, quindi occorre lavorare con particolare attenzione. Il bambù cresciuto all'interno di tali barriere è molto più difficile da espiantare rispetto agli impianti cresciuti in libertà. Le barriere e la bordatura non sono necessari per bambù cresciuti a macchia. Le macchie di bambù possono essere eradicate se si espandono eccessivamente.
Bamboo: Dove cresce nel mondo
La maggior parte delle specie di bambù tra cui quella del bambù gigante, sono originarie dell'Asia (dove raggiungono il limite settentrionale del loro areale a 50° N di latitudine) e dell'America (dove raggiungono i 47° S in Cile). Le si possono trovare ad altitudini variabili, sino ai 3000 m sull'Himalaya. Alcune specie sono spontanee in Africa (in particolare nell'Africa sub-sahariana e in Madagascar) e in Oceania. Non esistono specie spontanee in Europa.
Bambù gigante la pianta dalle mille risorse
UNA PIANTA DALLE MILLE RISORSE…
Abbiamo scoperto di recente la presenza di una bambuseto di una varietà gigante di Bambù a Valcanneto lungo un torrente… uno spettacolo della natura… così ci siamo appassionati ed abbiamo approfondito l’argomento: il bambù oltre a poter essere coltivato nei nostri climi per la produzione di legname da costruzione e artigianato, è uno dei maggiori assorbitori in assoluto di co2 dall’atmosfera e contemporaneamente i suo germogli posso essere mangiati poiché ricchissimi di numerosi elementi nutritivi.
Abbiamo Impiantato anche da noi qualche pianta di specie Phy. Edulis (MOSO che produce sia germogli che canne di notevole pregio) – Qualche pianta di Phy. Dulcis (germogli molto buoni) e qualche pianda di Viridiglauscens (buon legname) presso il nostro terreno…
A distanza di due anni le piantine non stanno crescendo come pensavamo, forse il vento freddo invernale, forse il terreno non perfettamente adatto, forse il fatto che come dicono alcuni esperti nei primi 3-4 anni la pianta si radica bene nel terreno prima di “partire”… di fatto la crescita è più lenta del previsto… o più lenta di quanto alcuni sostenevano…
Per info sulla coltivazione del bambù gigante:
Tel./fax +39 0773 423581
Mobile +39 392 9360456
Marco Serarcangeli
Abbiamo scoperto di recente la presenza di una bambuseto di una varietà gigante di Bambù a Valcanneto lungo un torrente… uno spettacolo della natura… così ci siamo appassionati ed abbiamo approfondito l’argomento: il bambù oltre a poter essere coltivato nei nostri climi per la produzione di legname da costruzione e artigianato, è uno dei maggiori assorbitori in assoluto di co2 dall’atmosfera e contemporaneamente i suo germogli posso essere mangiati poiché ricchissimi di numerosi elementi nutritivi.
Abbiamo Impiantato anche da noi qualche pianta di specie Phy. Edulis (MOSO che produce sia germogli che canne di notevole pregio) – Qualche pianta di Phy. Dulcis (germogli molto buoni) e qualche pianda di Viridiglauscens (buon legname) presso il nostro terreno…
A distanza di due anni le piantine non stanno crescendo come pensavamo, forse il vento freddo invernale, forse il terreno non perfettamente adatto, forse il fatto che come dicono alcuni esperti nei primi 3-4 anni la pianta si radica bene nel terreno prima di “partire”… di fatto la crescita è più lenta del previsto… o più lenta di quanto alcuni sostenevano…
Per info sulla coltivazione del bambù gigante:
Tel./fax +39 0773 423581
Mobile +39 392 9360456
Marco Serarcangeli
Bambù Gigante
Il bambù gigante appartiene alla famiglia delle bambuseae Sono piante sempreverdi, molto vigorose.
Possono essere alte da pochi centimetri fino a raggiungere notevoli dimensioni (anche 40 m di altezza e 30 cm di diametro).
Le radici sono rizomatose e la loro tipologia di sviluppo è molto variabile; infatti ritroviamo specie dove le radici si sviluppano considerevolmente in orizzontale o in verticale e si allontanano molto dal loro punto di origine ed altre invece che hanno uno sviluppo molto contenuto, con habitus cespitoso.
Il fusto è cilindrico, con internodi cavi e nodi molto evidenti, dai quali si sviluppano le foglie sottili e lanceolate.
Le piante OnlyMoso derivano da un’accurata selezione di Bambù della specie denominata Phyllostachys edulis (o pubescens), opportunamente scelta per le caratteristiche qualitative, produttive e di adattabilità che questa varietà di Bambù possiede.
E’ una graminacea gigante che raggiunge i 14/25 metri di altezza ed un diametro di 8/15 cm.
La fioritura, con la relativa produzione di semi, avviene dopo circa 100 anni dalla nascita.
Essendo una specie che vive in zone a clima temperato, sopporta temperature molto basse anche inferiori a -20°C.
La qualità del suo legno è migliore, per durezza e resistenza, di molti legni pregiati, tipo il rovere e noce.
L‘attività di un bambuseto adulto è rappresentata dalla crescita sotterranea dei rizomi, durante l’autunno e l’inverno, e dallo sviluppo dei germogli in primavera.
La quantità di raccolto annuale per ettaro varia dal terreno e tipo di coltivazione. Il taglio annuale di un 25/33% dei culmi adulti avviene da settembre a febbraio.
Il rinnovo delle foglie rappresenta, per la foresta OnlyMoso®, una vera e propria pacciamatura e concimazione naturale: marcendo sul terreno le foglie producono humus ed allo stesso tempo proteggono l’apparato radicale dal freddo e dalla siccità.
Una buona pacciamatura al momento dell’impianto (anche con paglia o sfalci) è fortemente raccomandata perché mantiene il terreno fresco ed umido, protegge l‘apparato radicale delle giovani piante madri ed aumenta lo sviluppo dei rizomi.
I germogli, che completano la loro crescita diventando fusti in soli 40/60 giorni (con crescita, a volte, superiore ad 1 metro al giorno, possono pesare fino a 500 gr. rappresentano un prelibato alimento, ricco di minerali e vitamine, apprezzato dalla cucina orientale ed occidentale.
La raccolta dei germogli (per uso alimentare) rappresenta per la foresta di OnlyMoso® una sana potatura; se tutti i germogli prodotti dal bambuseto venissero lasciati crescere, solo alcuni di essi diventerebbero culmi adulti, in quanto il bambuseto si autoregola in base alla proprie capacità di nutrire le nuove canne.
Le piante OnlyMoso® sono dotate di naturali sostanze antibatteriche e antimicotiche, che bloccano lo sviluppo di dannosi parassiti e non richiedono l’utilizzo di pesticidi come avviene per altri tipi di colture (come ad esempio il cotone).
I sesti d’impianto realizzabili per una piantagione di bambù gigante sono:
2,88×2,88 (1.200 piante madri/Ha), 3,45×3,45 (840 p.m./Ha), 4,08×4,08 (600 p.m./Ha), 4,56×4,56 (480 p.m./Ha).
Un sesto d’impianto più stretto (come il 2,88×2,88) anticipa di qualche anno il raggiungimento della piena produttività del bambuseto. Nel lungo termine la produttività per ettaro sarà identica a prescindere dal sesto d’impianto utilizzato in partenza.
A seconda della forma dell’impianto la realizzazione di sentieri di larghezza 3/4 metri consente il trasporto agevole della produzione con trattori e carrelli al punto di raccolta.
Per contenere il bambuseto è sufficiente realizzare dei fossi perimetrali di circa 60/70 cm. di profondità.
L’irrigazione delle piante giovani entro i primi 2 anni dall’impianto è consigliata nei mesi estivi in zone con eccessiva siccità; l’impianto di irrigazione può essere a goccia o a spruzzo.
La necessità di irrigazione è enormemente ridotta se si realizza una buona pacciamatura.
La concimazione soprattutto organica, anche se non necessaria a bambuseto maturo, è sempre benvenuta se si vogliono realizzare buoni risultati di produzione.
La maturità di una foresta OnlyMoso® si raggiunge tra i 5 e i 10 anni a seconda delle condizioni climatiche e del terreno e tipo di coltivazione.
La produzione delle piante madri direttamente da seme è garanzia di lunga vita del bambuseto (75-120 anni).
A seconda del tipo di utilizzo finale (produzione parquet o arredo, carta, filato, biomassa ecc), il fusto viene tagliato dopo un determinato numero di anni. Ad esempio per la produzione di legname il raccolto avviene dopo 3-4 anni.
Possono essere alte da pochi centimetri fino a raggiungere notevoli dimensioni (anche 40 m di altezza e 30 cm di diametro).
Le radici sono rizomatose e la loro tipologia di sviluppo è molto variabile; infatti ritroviamo specie dove le radici si sviluppano considerevolmente in orizzontale o in verticale e si allontanano molto dal loro punto di origine ed altre invece che hanno uno sviluppo molto contenuto, con habitus cespitoso.
Il fusto è cilindrico, con internodi cavi e nodi molto evidenti, dai quali si sviluppano le foglie sottili e lanceolate.
Bambù gigante Onlymoso – La Specie
Le piante OnlyMoso derivano da un’accurata selezione di Bambù della specie denominata Phyllostachys edulis (o pubescens), opportunamente scelta per le caratteristiche qualitative, produttive e di adattabilità che questa varietà di Bambù possiede.
E’ una graminacea gigante che raggiunge i 14/25 metri di altezza ed un diametro di 8/15 cm.
La fioritura, con la relativa produzione di semi, avviene dopo circa 100 anni dalla nascita.
Essendo una specie che vive in zone a clima temperato, sopporta temperature molto basse anche inferiori a -20°C.
Bambù gigante Onlymoso – Il legno
La qualità del suo legno è migliore, per durezza e resistenza, di molti legni pregiati, tipo il rovere e noce.
L‘attività di un bambuseto adulto è rappresentata dalla crescita sotterranea dei rizomi, durante l’autunno e l’inverno, e dallo sviluppo dei germogli in primavera.
La quantità di raccolto annuale per ettaro varia dal terreno e tipo di coltivazione. Il taglio annuale di un 25/33% dei culmi adulti avviene da settembre a febbraio.
Bambù gigante – le foglie
Il rinnovo delle foglie rappresenta, per la foresta OnlyMoso®, una vera e propria pacciamatura e concimazione naturale: marcendo sul terreno le foglie producono humus ed allo stesso tempo proteggono l’apparato radicale dal freddo e dalla siccità.
Una buona pacciamatura al momento dell’impianto (anche con paglia o sfalci) è fortemente raccomandata perché mantiene il terreno fresco ed umido, protegge l‘apparato radicale delle giovani piante madri ed aumenta lo sviluppo dei rizomi.
Bambù gigante – Il Germoglio
I germogli, che completano la loro crescita diventando fusti in soli 40/60 giorni (con crescita, a volte, superiore ad 1 metro al giorno, possono pesare fino a 500 gr. rappresentano un prelibato alimento, ricco di minerali e vitamine, apprezzato dalla cucina orientale ed occidentale.
La raccolta dei germogli (per uso alimentare) rappresenta per la foresta di OnlyMoso® una sana potatura; se tutti i germogli prodotti dal bambuseto venissero lasciati crescere, solo alcuni di essi diventerebbero culmi adulti, in quanto il bambuseto si autoregola in base alla proprie capacità di nutrire le nuove canne.
Bambù gigante – Proprietà e Coltivazione
Le piante OnlyMoso® sono dotate di naturali sostanze antibatteriche e antimicotiche, che bloccano lo sviluppo di dannosi parassiti e non richiedono l’utilizzo di pesticidi come avviene per altri tipi di colture (come ad esempio il cotone).
I sesti d’impianto realizzabili per una piantagione di bambù gigante sono:
2,88×2,88 (1.200 piante madri/Ha), 3,45×3,45 (840 p.m./Ha), 4,08×4,08 (600 p.m./Ha), 4,56×4,56 (480 p.m./Ha).
Un sesto d’impianto più stretto (come il 2,88×2,88) anticipa di qualche anno il raggiungimento della piena produttività del bambuseto. Nel lungo termine la produttività per ettaro sarà identica a prescindere dal sesto d’impianto utilizzato in partenza.
A seconda della forma dell’impianto la realizzazione di sentieri di larghezza 3/4 metri consente il trasporto agevole della produzione con trattori e carrelli al punto di raccolta.
Per contenere il bambuseto è sufficiente realizzare dei fossi perimetrali di circa 60/70 cm. di profondità.
L’irrigazione delle piante giovani entro i primi 2 anni dall’impianto è consigliata nei mesi estivi in zone con eccessiva siccità; l’impianto di irrigazione può essere a goccia o a spruzzo.
La necessità di irrigazione è enormemente ridotta se si realizza una buona pacciamatura.
La concimazione soprattutto organica, anche se non necessaria a bambuseto maturo, è sempre benvenuta se si vogliono realizzare buoni risultati di produzione.
La maturità di una foresta OnlyMoso® si raggiunge tra i 5 e i 10 anni a seconda delle condizioni climatiche e del terreno e tipo di coltivazione.
La produzione delle piante madri direttamente da seme è garanzia di lunga vita del bambuseto (75-120 anni).
A seconda del tipo di utilizzo finale (produzione parquet o arredo, carta, filato, biomassa ecc), il fusto viene tagliato dopo un determinato numero di anni. Ad esempio per la produzione di legname il raccolto avviene dopo 3-4 anni.
Tel./fax +39 0773 423581
Mobile +39 392 9360456
Mobile +39 392 9360456
Marco Serarcangeli
Iscriviti a:
Post (Atom)